{"id":699,"date":"2022-12-17T16:22:30","date_gmt":"2022-12-17T15:22:30","guid":{"rendered":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/?page_id=699"},"modified":"2023-02-07T11:33:19","modified_gmt":"2023-02-07T10:33:19","slug":"sagrantino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/sagrantino\/","title":{"rendered":"Sagrantino"},"content":{"rendered":"<p>Testo prova di pagina4<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo prova di pagina4<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-699","page","type-page","status-publish","format-standard","hentry"],"meta_box":{"file_upload_52h4ikp6alt":[],"colore_sfondo_pagine":"","gruppo_slide_hero":{"foto_slide_1":["613"],"testo_slide_1":"Sagrantino","foto_slide_2":["398"]},"gruppo_sezione_a":[{"titolo_h2_a":"Le caratteristiche del Sagrantino","frase_1_a":"La zona di coltivazione tipica comprende il comune di Montefalco, parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria, tutti nella provincia di Perugia. ","frase_2_a":"Sagrantino di Montefalco DOCG e Montefalco rosso DOC","foto_1_a":["618"],"testo_a":"<p><span class=\"block grey light line-height-medium margin-bottom-20 pagina large\">La zona di coltivazione tipica comprende il comune di Montefalco, parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell\u2019Umbria, tutti nella provincia di Perugia. Questo vitigno pu\u00f2 essere utilizzato per la produzione del Sagrantino di Montefalco DOCG e del Montefalco rosso DOC.<\/span><\/p>","testo_approfondisci_a":"<p><b>Caratteristiche ampelografiche del vitigno<br \/><\/b>Apice del germoglio a ventaglio cotonoso, di colore verde biancastro, con orli carminati. Foglia adulta media, trilobata a volte quinquelobata; seno peziolare ad U; pagina superiore vescicolosa o bollosa; quella inferiore presenta tomentosit\u00e0 di tipo lanuginoso. Nervature setolose, dentatura di media-grande ampiezza, di base stretta, margini leggermente convessi. Grappolo medio-piccolo, cilindrico-conico, alato, talvolta spargolo per colatura. Acino piccolo con buccia mediamente o molto pruinosa, di colore nero, di media grossezza, consistente.<br \/><br \/><b>Fenologia<br \/>Germogliamento<\/b>: medio<br \/><b>Fioritura<\/b>: precoce<br \/><b>Invaiatura<\/b>: media\u00a0<br \/><b>Maturazione<\/b>: medio-tardiva<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p><b>Attitudini agronomiche<br \/>Portamento della vegetazione<\/b>: semi-eretto<br \/><b>Aspetti fisiologici<\/b>: Leggera colatura, sensibile alla carenza di magnesio<br \/><b>Vigoria<\/b>\u00a0: Bassa<br \/><b>Fertilit\u00e0 potenziale gemme<\/b>\u00a0: Media<br \/><b>Fertilit\u00e0 basale delle gemme<\/b>\u00a0: Media<br \/><br \/><b>Esigenze ambientali e colturali<\/b><br \/>Nel suo areale di coltivazione si esprime bene in tutti i terreni, anche in quelli profondi e freschi, producendo ovviamente vini con caratteristiche diverse ma comunque di ottimo livello qualitativo. Nei terreni argillo-calcarei raggiunge livelli ottimali di maturazione fisiologica, ottimizzando il contenuto in sostanze polifenoliche.Teme le carenze di magnesio o gli eccessi di potassio. Predilige forme di allevamento compatte ad elevata o elevatissima densit\u00e0 (cordone speronato e guyot). Sulle forme di allevamento tradizionali produce eccessivamente e ritarda la maturazione. Pu\u00f2 dare fenomeni di disaffinit\u00e0 se innestato su alcuni cloni di 420A.<br \/><br \/><b>Sensibilit\u00e0 alle malattie e alle avversit\u00e0<\/b><br \/>Elevata resistenza ai freddi invernali e primaverili, media tolleranza all\u2019oidio ed ai marciumi (marciume acido e botrite), scarsa alla peronospora, in particolare sulle foglie.<br \/><br \/><b>Attitudini enologiche<\/b><br \/>Caratteristiche chimiche dell\u2019uva<br \/>Contenuto in zuccheri \u00b0Babo : 20-24\u00a0<br \/>pH : 3,2-3,4\u00a0<br \/>Acidit\u00e0 totale g\/L : 5,0-7,0\u00a0<br \/>Antociani totali mg\/kg : 1000-1400\u00a0<br \/>Polifenoli totali mg\/kg : 4500-5000\u00a0<br \/>Polifenoli totali perc.bucce\/vinaccioli : 70\/30<br \/><br \/><b>Utilizzo enologico e caratteristiche del vino<\/b><br \/>In purezza produce il Sagrantino di Montefalco DOCG, tagliato con altri vitigni d\u00e0 origine al Montefalco rosso DOC. Il vino prodotto \u00e8 di colore rosso rubino molto intenso con riflessi violacei; l\u2019aroma \u00e8 molto persistente al naso con tipici sentori di more di rovo, prugna e cuoio che si legano perfettamente con la vaniglia data dal legno. Il gusto \u00e8 possente, morbido e vellutato. Il Sagrantino \u00e8 un vino da lungo invecchiamento, almeno 10-15 anni. Pu\u00f2 anche essere utilizzato come vino da dessert, dopo appassimento delle uve.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p align=\"right\"><i>Copiright 2004<br \/>Catalogo Generale 2003 di Vitis Rauscedo Soc. Coop. a r.l<br \/>A cura di: Prof Leonardo Valenti, Dott Stefano Farinelli,<br \/>Dott Angelo Divittini, Dott. Carletti Filippo.<\/i><\/p>","slide_foto_1":["642"],"slide_foto_2":["619"],"titolo_h2_b":"La Storia","frase_1_b":"Non si pu\u00f2 parlare dell\u2019Umbria e di Montefalco, oggi, senza nominare il Sagrantino.  Un vitigno antichissimo che produce uve rosse con caratteristiche eccezionali sia per i vini da lungo invecchiamento sia per i passiti.","frase_2_b":"Le origini risalgono all\u2019epoca romana","foto_b_sx":["637"],"titolo_h3_sx":"Dalle origini al Medioevo","testo_b_sx":"<p><b>Non si pu\u00f2 parlare dell\u2019Umbria e di Montefalco, oggi, senza nominare il Sagrantino<\/b>. Un vitigno antichissimo che produce uve rosse con caratteristiche eccezionali sia per i vini da lungo invecchiamento sia per i passiti.<\/p>","testo_approfondisci_b_sx":"<p><b>Le sue origini sembrano addirittura risalire all\u2019epoca romana<\/b>. Plinio il Vecchio nella sua <i>Naturalis Historia<\/i> accenna alla vite <i>itriola <\/i>o<i> Irciola<\/i>, che era propria \u00abd\u2019Umbria di Bevagna\u00bb e del piceno; nel 1953 l\u2019archeologo Carlo Pietrangeli ipotizza l\u2019accostamento dell\u2019<i>Itriola<\/i> con l\u2019Uva Sagrantina, tenendo conto che il territorio di Montefalco faceva parte del municipio di Bevagna.<br \/><b>Secondo alcuni il Sagrantino sarebbe giunto in Umbria<\/b>, in particolare nella zona di Montefalco, <b>grazie ai frati francescani provenienti dall\u2019Asia Minore<\/b>. <b>Secondo altri<\/b>, invece, <b>sarebbe stato diffuso nella zona in epoca medievale dai monaci bizantini che giungevano dalla Grecia<\/b>.<br \/>\u00c8 comunque <b>nel corso del medioevo<\/b>, in seguito alla crescente importanza che il vino assume nelle comunit\u00e0 religiose e con la pratica viticola sempre pi\u00f9 diffusa nei conventi e nelle campagne, <b>grazie all\u2019impegno dei frati e dei monaci<\/b>, che <b>il ruolo e l\u2019importanza del vitigno si affermano sempre di pi\u00f9<\/b>, tanto che i registri contabili comunali testimoniano l\u2019invio in dono del vino di Montefalco a cardinali e pontefici.<br \/>Parte del suo nome <b>\u2018sacro\u2019 potrebbe, dunque, derivare proprio da queste radici religiose, dal fatto che fosse un vino da messa o, pi\u00f9 semplicemente, da sagrestia o sacrestia<\/b>.<br \/>Nel Medioevo le vigne costituiscono uno dei cardini attorno ai quali le persone e le comunit\u00e0 organizzano la propria vita. Lo dimostra <b>la chiesa di San Bartolomeo<\/b>, una delle pi\u00f9 antiche parrocchie di Montefalco, documentata per la prima volta nel 1219, che <b>presenta nella parete absidale esterna una monofora lunettata ornata con tralci di vite e grappoli<\/b> e altri motivi tipici medievali.<br \/>E lo dimostra <b>la legislazione statuaria<\/b>, che <b>dedica un\u2019attenzione particolare alle viti e all\u2019uva<\/b>. Nell\u2019archivio Storico di Montefalco sono numerosi i documenti che testimoniano fin dal 1200 la cura costante che \u00ab[\u2026] i vignaioli riservano al campo piantato a vigna\u00bb.<\/p>","link_b":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/posts\/dalle-origini-al-medioevo","titolo_h3_dx":"Il Rinascimento","testo_b_dx":"<p><b>Nel 1451<\/b>, il celebre pittore fiorentino <b>Benozzo Gozzoli<\/b>, chiamato dai Francescani ad affrescare l\u2019abside della loro chiesa, oggi Museo Civico di Montefalco, <b>allude forse proprio al Sagrantino, dipingendo la bottiglia di vino rosso sulla mensa imbandita del Cavaliere da Celano nell\u2019ambito del ciclo pittorico della \u201cStoria della vita di San Francesco\u201d<\/b>.<\/p>","testo_approfondisci_b_dx":"<p>Acini mediamente zuccherini e bacche robuste che difficilmente possono marcire sono le qualit\u00e0 innate del Sagrantino. Questo vitigno ha una vigoria abbastanza bassa e predilige terreni di medio impasto, siliceo-argillosi con esposizione a sud, e in genere fornisce produzioni piuttosto irregolari.Se attualmente viene vinificato soprattutto per la produzione di vini secchi, pare che anticamente la tradizione preferisse una tipologia dolce, ottenuta dall\u2019appassimento delle uve su graticci di legno. Secco o passito che sia, secondo il Disciplinare, l\u2019invecchiamento previsto \u00e8 di almeno trentasei mesi, di cui per il secco almeno dodici in botti di legno.<br \/><b>I Disciplinari del Sagrantino sono tra i pi\u00f9 antichi<\/b>: gi\u00e0 nel XIV secolo i documenti testimoniano l\u2019esistenza di norme per proteggerne e regolarne la coltivazione, la raccolta e la produzione delle uve. <b>Nel 1540 si ha notizia, a Montefalco, di un\u2019ordinanza comunale che stabiliva la data della vendemmia<\/b>.<br \/><b>Durante il periodo rinascimentale il vino di Montefalco \u00e8 ormai noto e apprezzato<\/b>, tanto che nel <b>1565 <\/b>Cipriano Piccolpasso, provveditore della fortezza di Perugia, nella sua relazione dello Stato Pontificio destinata al papa, specificatamente dedicata alle citt\u00e0 e ai territori sottoposti al governo di Perugia, scrive: \u00ab[...] Montefalco, posto sopra un colle di bellissima veduta, \u00e8 ornato di belle et bone vigne, coltivati terreni et di gran frutto, fa dilicati vini [\u2026]\u00bb. <b>Possiamo affermare con certezza che il Sagrantino abbia almeno pi\u00f9 di quattrocento anni<\/b>.<br \/><b>Una delle pi\u00f9 antiche testimonianze dell\u2019uva Sagrantino<\/b>, custodita in un quadernetto del notaio assisano Giovan Maria Nuti, <b>risale al 1598<\/b> ed \u00e8 attualmente conservata presso l\u2019Archivio notarile di Assisi. Il notaio riferisce della consuetudine, diffusa a Foligno, di mischiare il Sagrantino ai mosti per conferire loro aroma e sapore.<br \/><b>L\u2019uva Itriola viene inoltre menzionata nel <i>De naturali vinorum historia, de vinis Italiae e de convivis antiquorum<\/i><\/b>, opera fondamentale della storia enologica italiana rinascimentale, <b>pubblicata nel 1595<\/b> da Andrea Bacci, che la definisce particolarmente adatta alla produzione di Moscatelli. Il medico e naturalista marchigiano ricorda inoltre l\u2019assidua presenza di tale uva nelle zone di Bevagna, Narni e Amelia.<br \/><b>Gli statuti comunali<\/b> nel loro intento di disciplinare ogni aspetto della vita cittadina, <b>si occupano anche di tutelare e difendere le viti e l\u2019uva attraverso una dettagliata serie di divieti e sanzioni<\/b>, tanto che nel <b>1622<\/b>, il Cardinale Boncompagni, legato di Perugia, aggrava le sanzioni gi\u00e0 previste dallo statuto, prevedendo persino \u00ab[...] la pena della forca se alcuna persona tagliasse la vite d\u2019uva [...]\u00bb.<\/p>","foto_b_dx":["635"]},{"foto_b_sx":["629"],"titolo_h3_sx":"L'epoca moderna","testo_b_sx":"<p>Nell\u2019Ottocento, il Calindri, nel suo <i>Saggio geografico, storico, statistico del territorio Pontificio<\/i>, cita Montefalco al vertice \u00ab[\u2026] dello Stato per i suoi vini [\u2026]\u00bb. \u00c8 proprio in questo periodo che il Sagrantino, da sempre votato alla scarsa produttivit\u00e0, comincia a ricevere importanti riconoscimenti.<\/p>","testo_approfondisci_b_sx":"<p><b>Nel 1875 viene fondata la Commissione ampelografica dell\u2019Umbria<\/b>, istituita per studiare le condizioni dell\u2019allevamento della vite nella regione e per suggerire modalit\u00e0 di inserimento dei vini umbri all\u2019interno del grande commercio. Le sottomissioni ampelografiche di Gubbio, Terni, Spoleto e Foligno sono particolarmente attive, distinguendosi per le relazioni di grande valore, per le notizie tecniche riportate e per le interessanti descrizioni sulle pratiche di allevamento e di vinificazione tipiche delle zone di riferimento.<br \/><b>Notevole risulta essere la descrizione ampelografica condotta nel 1879 sull\u2019uva Sagrantino.<br \/><\/b>Nozioni generali del vitigno e sua indole. Il germogliamento \u00e8 precoce, la vegetazione robusta a getti diffusi, resistente alle brinate e all\u2019oidio. Si mette in terreno calcare, a cottura mista, affidato agli oppi. Si pota a otto o nove occhi; fiorisce alla prima met\u00e0 di giugno; segue l\u2019andamento della stagione nell\u2019allegagione, per cui \u00e8 incerta la fruttificazione e in annate propizie abbondante. Matura nella prima met\u00e0 di ottobre e si usa per vino.<br \/>Parte legnosa. I tralci sono ruvidi al tatto, poco grossi, duri al taglio, senza speciale colore. I nodi poco grossi, gli internodi vicini, le gemme tomentose e sporgenti.<br \/>Parte erbacea. I viticci sono poco frequenti; la foglia completa di grandezza media, consistente, nella pagina superiore di colore verde-chiaro, macchiata in rosso vinoso, ruvidetta, rugosa, ondulata, non pelosa; vellutata e di colore verde-chiaro nella pagina inferiore. Ha 5 lobi regolari, allungati, con i seni poco profondi e stretti, aperti al margine i laterali, chiuso quello alla base. La dentatura \u00e8 larga, acuta, spiccata, uncinata. Le costole sono pochissimo rilevate non rosseggianti al centro. Il picciuolo \u00e8 un poco pi\u00f9 corto della nervatura mediana.<br \/><b>Dal 13 al 20 settembre 1925 si tiene a Montefalco una mostra fieristica regionale di vini e oli<\/b>. Le cronache del tempo raccontano di una meravigliosa galleria in cui trovare tutto il repertorio dei vini Umbri. <b>In questa circostanza un\u2019attenzione particolare \u00e8 riservata al Sagrantino<\/b>; l\u2019amministrazione comunale della citt\u00e0 istituisce un premio al migliore Sagrantino dell\u2019esposizione e la giuria conclude i lavori con la premonitrice convinzione che \u00abquesta produzione, talora limitata a qualche barile e condotta senza una tecnica razionale, [pu\u00f2] raggiungere una qualche importanza commerciale\u00bb.<br \/><b>Il Sagrantino \u00e8 esposto nella sezione<\/b> della mostra <b>dedicata ai vini dolci e aromatici, ma viene anche presentata una versione asciutta<\/b>, considerata il punto di partenza di una trasformazione che molto tempo dopo avrebbe dato i suoi migliori frutti.<br \/><b>Nel 1971 l\u2019ente di sviluppo dell\u2019Umbria lancia una produzione sperimentale di \u201cvino Sagrantino\u201d<\/b> e <b>l\u2019anno successivo la Cantina cooperativa di Foligno comincia la vinificazione del Sagrantino secco<\/b>.<br \/><b>Nel 1973 viene presentata la domanda di riconoscimento per la DOC Montefalco<\/b>.<br \/><b>Nel 1979 il Ministero dell\u2019Agricoltura e delle Foreste <\/b>(oggi Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali)<b> pubblica il decreto di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata <\/b>per il Montefalco nelle versioni Rosso e Sagrantino Secco e Passito. Nella Tipologia Rosso Di Montefalco, oltre al Sangiovese e al Sagrantino obbligatori, sono previste variet\u00e0 come Barbera, Montepulciano e Merlot. Il disciplinare detta regole rigorose circa le condizioni ambientali e la coltura dei vigneti, atte a conferire alle uve e ai vini le loro caratteristiche esclusive.<\/p>","foto_b_dx":["609"]},{"titolo_h2_a":"La Ricerca sul Sagrantino ","frase_1_a":"Per valorizzare la produzione del vitigno locale Sagrantino, l'azienda Val di Maggio, in collaborazione con l'Istituto di Coltivazioni Arboree della Facolt\u00e0 di Agraria dell'Universit\u00e0 degli Studi di Milano e\u00a0con il Parco Tecnologico dell'Umbria - Sitech s. cons. a r. l., sta svolgendo una ricerca articolata in due tematiche","frase_2_a":"Selezione clonale e moderne tecniche","foto_1_a":["630"],"testo_a":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\"><i>Per valorizzare la produzione del vitigno locale Sagrantino, l'azienda Val di Maggio, in collaborazione con l'Istituto di Coltivazioni Arboree della Facolt\u00e0 di Agraria dell'Universit\u00e0 degli Studi di Milano e\u00a0con il Parco Tecnologico dell'Umbria - Sitech s. cons. a r. l., sta svolgendo una ricerca articolata in due tematiche:<\/i><b><br \/>- Selezione clonale del Sagrantino<\/b><br \/>-<b>\u00a0Applicazione di moderne tecniche agronomiche nella gestione di nuovi impianti<\/b>\u00a0(ricerca della ottimale combinazione tra fittezza, portainnesto e forma di allevamento).<\/span><\/p>","testo_approfondisci_a":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\"><b>La selezione clonale del Sagrantino<\/b><br \/>Negli anni 1992 e 1993 si sono ricercate nell'areale tipico di produzione (Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo) le 'piante madri' di Sagrantino, individui appartenenti al vitigno, geneticamente e morfologicamente diversi per una o pi\u00f9 caratteristiche:<br \/>grandezza e forma del grappolo; fertilit\u00e0 delle gemme; sviluppo vegetativo della pianta; caratteristiche delle uve (contenuto zuccherino, acidico e polifenolico; caratteristiche aromatiche particolari); presenza di virosi manifeste.<br \/>La ricerca di queste piante madri si \u00e8 svolta per lo pi\u00f9 in vecchi impianti, anche abbandonati o nelle aziende agricole, ove per uso familiare venivano coltivate poche piante coltivate per via vegetativa di generazione in generazione. Si \u00e8 cercato dunque di recuperare il pi\u00f9 possibile quella variabilit\u00e0 naturale, andata persa o ridottasi a causa di passate selezioni massali. Dalle piante madri individuate \u00e8 stato prelevato materiale legnoso, innestato in vivaio su due differenti portainnesti per l'ottenimento di barbatelle (cos\u00ec da ciascuna pianta madre si sono ricavati i presunti cloni); con questo materiale si sono costituiti nel 1994 due impianti sperimentali in zone pedoclimatiche differenti nell'areale di coltivazione del Sagrantino.\u00a0<br \/>I diversi presunti cloni vengono ora sottoposti a indagine scientifica per la descrizione delle caratteristiche vegeto-produttive: fertilit\u00e0 delle gemme, peso medio della produzione, grandezza e morfologia del grappolo; contenuto zuccherino, pH, acidit\u00e0 totale, contenuto in acido malico e acido tartarico dei mosti; contenuto in polifenoli ed antociani delle bucce; eventuale presenza di virosi tramite test 'Elisa'. Vengono inoltre sottoposte a microvinificazione presso l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige (TN) le uve dei singoli presunti cloni per valutare le caratteristiche dei vini ottenuti, sia attraverso metodologie analitiche che tramite degustazioni da parte di un gruppo di persone selezionate ed allenate (panel di degustazione). Ripetendo negli anni le procedure di indagine scientifica, si riesce ad individuare quel gruppo di cloni interessanti per il miglioramento della qualit\u00e0 del Sagrantino, cloni che verranno omologati seguendo le normative legislative in vigore.<br \/>Questo materiale clonale selezionato e certificato verr\u00e0 utilizzato per i futuri impianti di campi policlonali ad ampia base genetica, scegliendo l'ottimale combinazione di cloni nei diversi areali di coltivazione del Sagrantino e per le differenti finalit\u00e0 enologiche che si vogliano ottenere.<br \/><br \/><b>Tecniche Agronomiche<\/b><br \/>In due diversi impianti realizzati nel 1994 si confrontano le caratteristiche vegeto-produttive e qualitative del Sagrantino allevato con diverse soluzioni agronomiche:\u00a0<br \/>si paragonano le caratteristiche di piante allevate a Palmetta (tipico sistema di allevamento della zona con densit\u00e0 di 1700 piante per ettaro), con forme di allevamento innovative quali il Guyot ed il Cordone speronato a diverse densit\u00e0 di impianto (3200, 3800, 4800 e 5700 piante\/ha). Ciascuna conbinazione di forma di allevamento e di fittezza \u00e8 ripetuta su sette portainnesti (3309 C, 161-49 C, 1103 P, 110 R, 140 Ru) differenti per caratteristiche di vigoria e di resistenza a problematiche diverse (calcare, siccit\u00e0, ...); in totale sono messe a confronto circa 40 tesi per ciascun campo sperimentale.La produzione delle singole piante viene corretta attraverso diradamenti manuali, al fine di ottenere produzioni di 8 t\/ha come da disciplinare Docg. Per ciascuna tesi si effettuano rilievi vegeto - produttivi come gi\u00e0 descritto per la selezione clonale (eccetto che per la mappatura del DNA e per il test Elisa); anche per queste tesi si effettuano inoltre le microvinificazioni delle uve vendemmiate. Si deve tener presente come la ricerca della migliore combinazione ottenibile tra fittezza di impianto, forma di allevamento e portainnesto, non debba prescindere dalla possibilit\u00e0 di una vantaggiosa meccanizzazione delle operazioni colturali, fermo restando l'ottenimento della migliore qualit\u00e0 possibile.Come per la selezione clonale, occorre avere il riscontro dei risultati di pi\u00f9 anni di confronto, per tenere in considerazione l'influenza dell'annata sulle caratteristiche vegeto-produttive delle diverse combinazioni. I risultati della selezione clonale daranno luogo all'individuazione e descrizione di cloni di Sagrantino, adatti per i diversi ambienti del territorio di coltivazione e per le diverse finalit\u00e0 enologiche; questi cloni verranno omologati ed iscritti al Registro Nazionale dei cloni secondo le normative dettate dalla legislazione.<\/span><\/p>","slide_foto_1":["621"],"slide_foto_2":["617"],"titolo_h2_b":"Il Sagrantino bianco","frase_1_b":"l Sagrantino Bianco\u00a0\u00e8 un vero e proprio nuovo \"individuo\" in possesso dello stesso DNA del Sagrantino come oggi lo conosciamo, con l'unica differenza di avere gli acini bianchi.","frase_2_b":"Dopo oltre\u00a010 anni di ricerche","foto_b_sx":["613"],"titolo_h3_sx":"Prestigioso ed Autentico","testo_b_sx":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\">La storia della cantina Caprai inizia nel 1971 quando Arnaldo Caprai, imprenditore tessile di successo, acquista quarantacinque ettari a Montefalco con l\u2019intento di dare seguito alla sua storia d\u2019impresa. Nel 1988 la conduzione aziendale passa nelle mani del figlio Marco che con grande passione lancia un progetto per la valorizzazione del Sagrantino, vitigno autoctono di Montefalco dalle enormi potenzialita\u0300 qualitative.<\/span><\/p>","testo_approfondisci_b_sx":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\">La ricerca continua dell\u2019eccellenza produttiva e l\u2019impegno costante nell\u2019innovazione di processo fissano il successo internazionale del Sagrantino di Montefalco e dell\u2019azienda Arnaldo Caprai. Innovazione e sperimentazione applicata guidano l\u2019azienda verso un\u2019agricoltura dinamica e moderna, basata su una profonda conoscenza agronomica del territorio e sull\u2019utilizzo di tecnologie innovative di gestione. Il miglioramento della sostenibilita\u0300 ambientale, economica e sociale diviene l\u2019impegno costante dell\u2019azienda che dal 2008 e\u0300 capofila del progetto di sostenibilita\u0300 territoriale Montefalco 2015: the New Green Revolution.\u00a0<\/span><\/p>","testo_b_dx":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\">Dopo oltre\u00a0<b>10 anni di ricerche<\/b>, portate avanti da un team di dieci agronomi, siamo riusciti ad ottenere un vitigno che, pur non esistendo in natura, era latente nei caratteri genetici del Sagrantino rosso. Il risultato \u00e8 stato ottenuto con l'autofecondazione, uno dei metodi per il miglioramento genetico della vite pi\u00f9 comunemente e pi\u00f9 a lungo usati per costituire nuove variet\u00e0, che consente di ottenere linee pure di uno stesso vitigno. Pur comprendendo l'intervento dell'uomo, non ha nulla a che fare con la genetica molecolare e il transfer di geni. A differenza del miglioramento genetico per via vegetativa, che sfrutta l'eterogeneit\u00e0 dei caratteri che si manifestano a seguito di mutazioni gemmarie naturali o indotte (come nel caso, per esempio, dei Pinot bianco, grigio e nero), il miglioramento genetico per via sessuata \u00e8 fondato sulla disgiunzione dei caratteri che rivela tutte quelle che sono le potenzialit\u00e0 genetiche di uno stesso individuo.<\/span><\/p>","testo_approfondisci_b_dx":"<p><span class=\"block grey large light line-height-medium margin-bottom-20 pagina\">Nei vecchi vigneti di Sagrantino abbiamo scelto, isolato e fatto autofecondare piante diverse. Dai grappoli ottenuti per autofecondazione, abbiamo ricavato i semi, che abbiamo piantato in un campo sperimentale, facendoli diventare delle piantine. Dopo una prima selezione fra la popolazione ottenuta, abbiamo scelto circa 250 genotipi propagati successivamente per via vegetativa, fra questi dei Sagrantino grigi, naturalmente rossi e bianchi. <br \/>Questo lavoro ci ha, dunque, permesso di svelare tutti i caratteri genetici del Sagrantino, sia quelli dominanti che quelli recessivi, fra cui anche gli acini bianchi. Inizialmente, scoprendo gli acini bianchi, pensavamo di non aver isolato a sufficienza dal contatto con altri pollini le piante autofecondate. Al contrario, gli esami del Dna hanno confermato che si trattava proprio di Sagrantino: un Sagrantino bianco dal punto di vista fenotipico, ma rosso dal punto di vista genotipico. Ci\u00f2 farebbe supporre che nella genealogia del Sagrantino ci sia stato anche un Sagrantino bianco che, con questo carattere non dominante nella sua evoluzione, \u00e8 come se fosse stato abbandonato. L'esperimento rientra nel lungo lavoro che da anni stiamo svolgendo per sviscerare tutte le qualit\u00e0 del Sagrantino, dalla sua variabilit\u00e0 genetica a tutte le possibili caratteristiche insite nella variet\u00e0, sia per operare la selezione dei cloni migliori, sia per scoprire l'origine genetica di questo vitigno.\u00a0<br \/>Tale lavoro avr\u00e0 delle ricadute anche sul piano culturale. I dati raccolti permetteranno, attraverso l'analisi del DNA e la genetica comparativa, di ricostruire l'esistenza o la non-esistenza di nessi di parentela fra il Sagrantino e altri vitigni. <br \/>Dal punto di vista produttivo\u00a0<b>la prima vendemmia di uve Sagrantino bianche ha avuto luogo nel 2006 nei vigneti sperimentali estesi su 10 ettari.<\/b>\u00a0Le uve sottoposte alle analisi del caso, ci permetteranno di stabilire se possiedono le caratteristiche per essere vinificate in via definitiva e produrre un nuovo vino, il Sagrantino di Montefalco Bianco.<\/span><\/p>","foto_b_dx":["405"]}],"gruppo_slide_bottom":{"foto_slide_bottom_1":["468"],"foto_slide_bottom_2":["642"]},"wysiwyg_bb2k9e3vomg":"","frase_form":"","id_di_fluent_form":"","seleziona_logo":"Invertito","colore_sfondo":"","articoli_da_mostrare":"","grouppo_slide":[],"mostra_banner":"","home_banner_1":[],"home_banner_2":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/699","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=699"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/699\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":701,"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/699\/revisions\/701"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/arnaldocaprai.motive.ink\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}